Scribacchino di talento


Francis Bacon, Studio per un ritratto (Michael Leiris), 1978. Centre Pompidou, Parigi. 
È ironico, dato che sono pieno di acciacchi, ma il mio soprannome professionale è Doc.
Doc Karoo.
Sono un piccolo ma utile ingranaggio dell'industria dello spettacolo. Faccio lo script doctor con gli script degli altri. Riscrivo. Taglio e aggiusto. Elimino la ciccia. Spolvero quello che resta. Sono uno scribacchino professionista con un'abilità che è diventata un talento. Le persone che vivono a Los Angeles e fanno il mio tipo di lavoro sono chiamate hack di Hollywood. Il termine hack di New York per qualche strano motivo, non esiste. Un hack a New York si chiama Doc.
Non ho mai scritto niente di mio. Molto, molto tempo fa ci ho provato, ma dopo vari tentativi ho rinunciato. Sarò pure uno scribacchino, ma so cos’è il talento e sapevo di non averlo. Non è stata una rivelazione devastante. Piuttosto la conferma di ciò che avevo sempre sospettato. Avevo un dottorato in letteratura comparata, dunque ero davvero un dottore, ma non mi interessava insegnare. Grazie ad alcuni contatti che mi sono procurato, ho seguito, in modo del tutto indolore, la mia vera vocazione: riscrivo sceneggiature scritte da uomini e donne a cui manca totalmente il talento. 
[…]

Il mio lavoro per la maggior parte consiste nel tagliare il grasso e aggiungere battute. Sono abile in entrambe le cose. Mi sbarazzo dei personaggi secondari, dei sogni e dei flashback. Taglio le scene in cui il nostro eroe o eroina fa visita a sua madre o al suo insegnante di liceo preferito. Mi sbarazzo di zie e zii, fratelli e sorelle. Ho tagliato intere sequenze d'infanzia dalla vita di personaggi e li ho lasciati lì sullo schermo senza una madre o un padre o un passato di qualsiasi tipo.  
Tengo d'occhio la linea della storia, la trama, ed elimino tutti e tutto ciò che non vi contribuisce. Semplifico la condizione umana dei personaggi e complico il mondo in cui vivono. A volte sono consapevole che questo approccio è stato messo in pratica nella vita reale, che uomini come Adolf Hitler, Joseph Stalin, Pol Pot, Nicolae Ceausescu e altri hanno incorporato alcune delle tecniche di correzione delle sceneggiature nelle loro imprese. A volte penso a tutti i tiranni come a degli scribacchini di successo, uomini di riscrittura come me.

Oltre a lavorare su sceneggiature che sono state sottratte ai loro scrittori originali, sono stato anche impiegato, grazie a quella che qualcuno ha definito la mia "facilità con la celluloide", nel fissare film completati che sono stati sottratti ai loro registi.

Il lavoro è essenzialmente lo stesso. Mi siedo nella sala di proiezione con un produttore o con i dirigenti dello studio e guardo il film. Faccio quello che faccio sempre. Seguo la linea della storia. Suggerisco tagli, inversione dell'ordine delle scene. Guardo gli out-take e rovisto in essi per trovare pezzi che potrebbero essere recuperati. Consiglio pezzi di musica con cui sottolineare certe scene e, in situazioni estreme, quando non ci sono altri mezzi per dare coesione al film, consiglio la voce fuori campo, che poi scrivo.

A volte le autorità seguono i miei consigli e fanno i cambiamenti che suggerisco. A volte non lo fanno. A volte assumono un altro problem solver. A volte assumono un'intera squadra di problem
solver. Se il film a cui ho lavorato ha successo a livello commerciale, io ricevo molti meriti nella comunità cinematografica, e la mia reputazione cresce. Se il film a cui ho lavorato non ha successo commerciale, o se addirittura è un flop totale, la colpa non è mai mia. Il film fa a finire nel mucchio di film che neanche Doc Karoo potrebbe far funzionare.
— Steve Tesich, Karoo, 1998

 




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