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Juan Gris, Uomo al caffè, 1912, Philadelphia Museum of Art

Non eravamo ancora al caffè e avevo già trovato il titolo. Sono bravo con i titoli. Pare che Kurt Vonnegut Jr. abbia detto a sua moglie, che poi me l'ha riferito (ora parlo come un giornalista), che sono il "titolista" più veloce d'America. Il più veloce titolista d'America, certo non mi dispiace, ma mi piacerebbe sapere in quale contesto l'aveva detto. Vonnegut era sempre fuori contesto. Dopotutto era un po' la sua specialità. Hai davvero bisogno di un contesto per essere campione di mangiate? Billy the Kid: il pistolero più veloce d'America. Nessun bisogno di contesto. La frase è completa e autonoma. Rimane la questione del tono. L'ha detto in tono ironico? Sua moglie non l'ha specificato. Voleva dire che sono buono a fare solo quello, e che con me non c'è bisogno di andare oltre il titolo. Dopo tutto forse è meglio di un brutto titolo che ti impedisce di andare oltre.
Non immagini quanti buoni libri finiscono underground a causa di cattivi titoli. In libreria, i rari commenti che sento su un libro sono al 90% sul titolo. I lettori mi chiedono spesso come mi è venuto in mente quel titolo. Che ne so. Sto seduto per un po' e all'improvviso arriva il titolo. Non ci ho pensato neanche per dieci secondi, il titolo è già lì. Come se mi stesse aspettando dietro l'angolo. Cerchi un titolo? Non vi si può nascondere nulla. Allora mi salta alla gola e si ritrova steso sul foglio bianco. Lo devo contemplare a lungo, girandolo in tutti i sensi. Ogni parola, vche dico, ogni sillaba, ogni lettera deve trovarsi al posto giusto. Qualunque sia il libro, sono queste parole che lo rappresenteranno. Sono queste parole che si vedranno più spesso. Per vedere le altre, bisognerà aprire il libro. Ma queste parole saranno sempre lì sotto i nostri occhi. Conterranno tutte le altre parole del libro. 
Non c'è bisogno di rileggere il libro di García Márquez, basta dire Cent'anni di solitudine o Alla ricerca del tempo perduto se si tratta di Proust (si dice ancora Proust? Non lo conoscono tutti quel titolo?) e tutte le immagini del libro sfileranno davanti ai nostri occhi abbagliati come una tenda illuminata che ci separa dalla deludente realtà. E il tempo della lettura (le giornate nei caffè, le notti accanto alla lampada), nascosto nelle pieghe della nostra memoria, viene immediatamente in superficie con il suo corteo ricco di sensazioni inedite. Un buon titolo: che password favolosa!

— Danny Laferrière, Je suis un écrivain japonais, 2008

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