Sapiente, apprendista permanente.

Chirone insegna ad Achille l'uso della lira, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'affresco, opera di ignoto, proviene dalla Basilica di Ercolano. È la copia di una statua un tempo esposta a Roma nei Saepta Iulia.
Proprio quando si comincerebbe a essere degli allievi perfetti si smette di andare a scuola. È davvero strano come sia inadeguato lo schema che dirige la nostra esistenza, nel mondo occidentale. E, a ben pensarci, l’inadeguatezza di questo schema deriva dalla volontà di mantenere un ritmo «naturale» nell’organizzazione di una civiltà che di naturale ormai non ha piú nulla. Per stabilire gli orari d’inizio e fine delle nostre attività continuiamo a rispettare la scansione quotidiana descritta dal sole, senza che in quelle attività la luce del sole svolga piú alcuna funzione necessaria. Allo stesso modo continuiamo a considerare finito il nostro apprendistato socioculturale piú o meno quando si è completato lo sviluppo fisico, senza che il pieno sviluppo fisico abbia piú alcuna relazione con le cose che dobbiamo imparare. Eppure è cosí, ed è terribile. 
È terribile perché a vent’anni cominciamo inesorabilmente a smettere di imparare: ci ripieghiamo in noi stessi, in un’asinina ripetizione di gesti e abitudini disperatamente semplici, quasi vivessimo appunto in una civiltà semplice e primitiva, mentre invece veniamo ogni giorno bombardati da una quantità pazzesca di nuovi stimoli e nuove informazioni che in questo modo, per lo piú, ci appaiono ostili e frustranti.
Chiunque riesca a continuare a imparare anche da adulto, chiunque mantenga la mentalità dell’allievo anche quando non va piú a scuola, in questo paradosso risulta un sapiente, un iniziato.
  — Sandro Veronesi. Dall’introduzione a “I cani del nulla” di Emanuele  Trevi, Einaudi, 2021.

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