Scarpe sì, libri sì.

Borges mi raccontò una volta che durante una manifestazione popolare organizzato dal governo peronista negli anni cinquanta contro l'opposizione degli intellettuali, i dimostranti gridavano: "Scarpe sì, libri no". Il più ragionevole slogan "Scarpe sì, libri sì" non convinceva nessuno. La realtà – la dura, necessaria realtà – era vista irrimediabilmente in conflitto con l'evasivo mondo dei sogni rappresentato dai libri. Con questa scusa, e sempre con successo, il potere incoraggia l'artificiosa dicotomia fra la vita e la lettura.

I regimi demagogici ci chiedono di rinunciare ai libri, marchiati come oggetti superflui; i regimi totalitari ci impongono di non pensare, vietando, minacciando e censurando; entrambi vogliono che diventiamo stupidi e accettiamo la nostra degradazione senza reagire, incoraggiando però il consumo delle più insulse brodaglie. In tali condizioni i lettori non possono che essere sovversivi.

— Alberto Manguel, Una storia della lettura, 2009.

Hammerbrook - City can this really be true?

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