mercoledì 11 ottobre 2017

Perché scrivo?

Per registrare il mondo così com'è. Per fissare sulla carta il passato prima che sia del tutto dimenticato. Per riportare alla luce il passato perché è stato dimenticato. Per soddisfare il mio desiderio di vendetta. Perché sapevo che avrei dovuto continuare a scrivere, altrimenti sarei morta. Perché scrivere significa prendersi dei rischi ed è solo prendendo rischi che sappiamo di essere vivi. Per fare ordine nel caos. Per deliziare e istruire (non più tanto in auge dopo l'inizio del ventesimo secolo, o comunque non in questa forma). Perché mi piace. Per esprimermi. Per esprimermi magnificamente. Per creare un'opera d'arte perfetta. Per ricompensare i virtuosi e punire i colpevoli; oppure – la difesa del Marchese de Sade, usata dagli amanti dell'ironia – viceversa. Per porgere uno specchio alla Natura. Per porgere uno specchio al lettore. Per dipingere un ritratto della società e dei suoi mali. Per dar voce alla vita inespressa delle masse. Per nominare il mai ancora detto. Per difendere lo spirito umano, e l'integrità umana, e l'onore. Per fare marameo alla Morte. Per far soldi così i miei figli possono avere delle scarpe. Per far soldi così potrò sputtanare quelli che un tempo mi hanno sputtanato. Per mettere in piazza i bastardi. Perché creare è umano. Perché creare è Divino. Perché non volevo saperne di trovare un lavoro. Per dire qualcosa di nuovo. Per fare qualcosa di nuovo. Per creare una consapevolezza nazionale, o una coscienza nazionale. Per giustificare i miei fallimenti a scuola. Per giustificare la mia prospettiva su me stessa e sulla mia vita, perché non potevo essere "una scrittrice" se non avessi scritto qualcosa. Per apparire più interessante di quanto realmente fossi. Per attirare l'amore di una bella donna. Per attirare l'amore di qualsiasi donna. Per attirare l'amore di un bell'uomo. Per correggere le imperfezioni della mia tristissima infanzia. Per umiliare i miei genitori. Per imbastire una storia affascinante. Per divertire e compiacere il lettore. Per divertire e compiacere me stessa. Per passare il tempo, anche se sarebbe comunque passato. Grafomania. Logorrea compulsiva. Perché sono stata spinta a farlo da una forza che non sono riuscito a controllare. Perché un angelo mi ha dettato tutto. Perché sono stata abbracciata dalle Muse. Perché sono stata messa incinta dalle Muse e avevo bisogno di dar luce a un libro (un interessante caso di cross-dressing, a cui si sono dedicati gli scrittori maschi del diciassettesimo secolo). Perché ho avuto libri invece di bambini (alcune donne del ventesimo secolo). Per servire l'Arte. Per servire l'Inconscio Collettivo. Per servire la Storia. Per giustificare il comportamento di Dio con gli uomini. Per sfogare comportamenti asociali per cui sarei stata punita nella vita reale. Per padroneggiare un mestiere in modo da poter generare testi (un'aggiunta recente). Per rovesciare il Sistema. Per dimostrare che qualunque cosa sia, è giusto. Per sperimentare con nuove forme di percezione. Per creare un salottino ricreativo dove il lettore può andare e divertirsi (tradotto da un giornale cecoslovacco). Perché la storia mi ha preso e non mi ha più mollato (la difesa dell'Ancient Mariner). Per cercare un senso del lettore e di me stessa. Per affrontare la mia depressione. Per i miei figli. Per farmi un nome che sopravviverà alla morte. Per difendere una minoranza o una classe oppressa. Per parlare in nome di chi non può parlare a proprio nome. Per denunciare ingiustizie e atrocità spaventose. Per documentare i tempi nei quali ho vissuto. Per fornire una testimonianza degli eventi terrificanti a cui sono sopravvissuta. Per dare voce ai defunti. Per festeggiare la vita in tutta la sua complessità. Per celebrare l'universo. Per darmi la possibilità di speranza e redenzione. Per restituire qualcosa che mi è stato dato. 

— Margaret Atwood, On writers and writing (The Empson Lectures), 2002.

Hammerbrook - City can this really be true?

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