domenica 27 dicembre 2015

Le 31 regole di Harry Quebert

— 31 –

"Il primo capitolo, Marcus, è essenziale. Se i lettori non lo apprezzano, non leggeranno il resto del libro. Come hai pensato di iniziare il tuo?"
"Non lo so, Harry. Pensi che un giorno ci riuscirò?"
"A fare cosa?"
"A scrivere un libro?"
"Ne sono certo."

— 30 –

"Il tuo secondo capitolo è molto importante, Marcus. Deve essere incisivo, percussivo."
"Percussivo?"
"Sì. Come nella boxe. Tu sei destro, ma quando sei in posizione di guardia, è il tuo sinistro che va prima a colpire. Un jab bello e potente stordisce il tuo avversario, e poi col destro lo stendi con un diretto.
"Così dev'essere il tuo secondo capitolo. Un pugno sferrato col destro sulla mascella del lettore."

— 29 –

"Vorrei insegnarti a scrivere, Marcus, non perché tu sia in grado di scrivere, ma perché tu diventi uno scrittore. Perché scrivere libri non è una cosa facile. Tutti sanno scrivere, ma non tutti sono scrittori."
"E come fai a sapere quando sei uno scrittore, Harry?"
"Nessuno sa che è uno scrittore. Sono gli altri che te lo dicono."

— 28 –

"Harry, se potessi imparare soltanto una cosa da te, quale sarebbe?"
"Mi piacerebbe farti la stessa domanda."
"Per me, è l'importanza di sapere come si cade."

— 27 –

"Harry, ho dei dubbi su quello che sto scrivendo. Non capisco se è buono. Se vale qualcosa..."
"Infilati i pantaloncini, Marcus. E vai a correre."
"Adesso? Ma se sta diluviando."
"Risparmiami i tuoi lamenti. La pioggia non fa male a nessuno. Se non hai abbastanza coraggio per correre sotto la pioggia, di sicuro non sarai mai abbastanza coraggioso da scrivere un libro."
"È un'altra delle tue famose massime?"
"Sì. E questa regola vale per tutti i Marcus dentro di te: l'uomo, il pugile, e lo scrittore. Ogni volta che hai dei dubbi su quello che stai facendo, esci e corri. Corri finché non riesci più a correre. Corri finché non senti quel desiderio feroce di vincere che nasce dentro di te. Sai Marco, anch'io odiavo la pioggia, un tempo."
"Cosa ti ha fatto cambiare idea?"
"Una persona."
"Chi?"
"Vai. Comincia a correre e torna solo quando sei esausto."
"Come faccio a imparare se non mi dici mai niente?"
"Fai troppe domande, Marcus. Buona corsa."

— 26 –

"La ragione per cui gli scrittori sono esseri così fragili, Marcus, è che soffrono due tipi di dolore emotivo, cioè il doppio di un normale essere umano: lo strazio dell'amore e lo strazio dei libri. Scrivere un libro è come amare qualcuno. Può essere molto doloroso."

— 25 –

"Come si diventa uno scrittore, Harry?"
"Non arrendendosi mai. Sai, Marcus, che la libertà, il desiderio della libertà, è una vera guerra. Viviamo in una società di impiegati sconfitti, e per liberarci da questo scacco, dobbiamo combattere, contro noi stessi e contro il mondo. La libertà è una battaglia continua di cui siamo talvolta appena consapevoli. Io non mi arrenderò mai."

— 24 –

"Mettiti in posizione di guardia, Marcus."
"In posizione di guardia?"
"Sì, forza. Alza i pugni, piazza i piedi, preparati a combattere. Cosa senti?"
"Mi sento pronto per qualsiasi cosa."
"Ottimo. Vedi, tirare di boxe e scrivere sono molto simili. Ti metti in posizione di guardia, decidi di buttarti nella battaglia, alzi i pugni, e ti lanci verso il tuo avversario. Un libro è più o meno lo stesso. Un libro è una battaglia."

— 23 –

"E i personaggi? Dove prendi l'ispirazione per i tuoi personaggi?"
"Da chiunque. Un amico, la donna delle pulizie, l'impiegato di banca. Ma fai attenzione: non sono le persone in sé che di danno l'ispirazione, ma quello che fanno. Il modo in cui agiscono ti fanno pensare quello che potrebbe fare quel tal personaggio del tuo romanzo. Gli scrittori che dicono di non ispirarsi a nessuno, mentono, ma fanno bene a fare così: si risparmiano un bel po' di problemi."
"Cosa intendi dire?"
"È uno dei privilegi dello scrittore, Marcus, poter sistemare i propri conti in sospeso con amici e nemici per il tramite del suo libro. La sola regola è che non deve chiamarli per nome, perché ciò significa aprire la porta a cause legali e a grossi mali di testa. Che numero abbiamo raggiunto nella lista?"
"Vemtitré."
"Quindi ecco la ventitreesima regola, Marcus: scrivere solo fiction. Tutto il resto porta solo guai."

— 22 –

"Harry, come fai a essere sicuro di avere sempre la forza di scrivere libri?"
"Alcuni l'hanno, alcuni no. Tu l'avrai, Marcus. Lo so."
"Come fai a esserne così certo?"
"Perché ce l'hai dentro. Come una malattia. Perché la malattia degli scrittori non è che sono incapaci di scrivere altro. Ma che sono incapaci di fermarsi."

— 21 –

"Marcus, sai qual è l'unico modo di sapere quanto ami qualcuno?"
"No."
"Quando lo perdi."

— 20 –

"Harry, c'è un ordine in quello che mi stai dicendo?"
"Sì, certo."
"Qual è?"
"Beh, ora che me lo chiedi... forse non c'è in realtà."
"Harry! È una cosa importante. Non ce la farò mai se tu non mi aiuti."
"Senti, il mio ordine non ha molta importanza. Ciò che conta alla fine è il tuo ordine. Dunque, a quale numero siamo arrivati? Diciannove?"
"Venti."
"Perfetto, venti. La vittoria è dentro di te. Tutto ciò che devi fare è tirarla fuori."

— 19 –

"Gli scrittori che passano tutta la notte a scrivere, che vanno a caffeina e a sigarette rollate a mano, sono un mito, Marcus. Tu devi essere disciplinato. È la stessa cosa di quando ti alleni per diventare pugile. Ci sono esercizi che devi ripetere, a certi momenti della giornata. Devi insistere, devi mantenere un certo ritmo, e la tua vita deve essere perfettamente ordinata. Queste sono le tre teste di Cerbero che ti proteggeranno dal peggior nemico dello scrittore."
"Che sarebbe?"
"La data della consegna. Sai cosa significa data della consegna?"
"Dimmelo."
"Significa che il tuo cervello, che per natura è svagato, deve produrre qualcosa entro un determinato periodo di tempo deciso da qualcun altro. Come se tu consegnassi pacchi e il tuo capo ti chiedesse di essere a quel tale indirizzo a tale ora, devi essere lì, e non importa se il traffico è bloccato o se buchi una ruota. Se arrivi tardi, sei fottuto. Vale lo stesso per la data di consegna imposta dal tuo editore. Il tuo editore è sia tua moglie che il tuo capo. Senza di lui, non sei niente, ma non puoi evitare di odiarlo. Devi rispettare le tue scadenze, Marcus. Ma se puoi permetterti il lusso, chiedi una proroga. È molto più divertente."

— 18 –

"Nella nostra società, Marcus, gli uomini più stimati sono quelli che costruiscono ponti, grattacieli e imperi. Ma in realtà, quelli che ispirano più orgoglio e ammirazione sono quelli che riescono a costruire amore. Perché non c'è impresa più grande e difficile."

— 17 –

"Ti devi preparare alla scrittura come quando ti prepari per un incontro di boxe, Marcus: nei giorni che precedono l'incontro, devi allenarti solo al 70%, così la rabbia che esplode il giorno dell'incontro ha avuto modo di covare lentamente e crescere dentro di te."
"Cosa significa?"
"Che quando hai un'idea, invece di trasformarla immediatamente in una delle tue illeggibili storie e di pubblicarla alla prima pagina del tuo giornale, non devi farla uscire. Devi nutrirla dentro di te e permetterle di maturare finché pensi che sia il momento giusto. E questo dovrebbe essere il numero... a che numero siamo?"
"Diciotto."
"No, siamo a diciassette."
"Perché me lo chiedi se lo sai già?"
"Per vedere se sei attento."
"Va bene, numero 17, Harry. Trasforma le tue idee..."
"... in illuminazioni."

— 16 –

"Harry, quanto tempo ci vuole per scrivere un libro?"
"Dipende."
"Da cosa?"
"Da tutto."

— 15 –

"Che te ne pare?"
"Non c'è male. Ma credo che tu dia troppa importanza alle parole."
"Alle parole? Ma sono piuttosto importanti, quando stai scrivendo, non ti pare?"
"Sì e no. Il significato delle parole è più importante delle parole in sé."
"Che intendi dire?"
"Vedi, le parole sono parole e tutti le possono usare. Tutto ciò che devi fare è aprire un dizionario e sceglierne una. È a questo punto che il gioco si fa interessante: sarai capace di dare un particolare significato a quella parola?"
"Continuo a non capire."
"Prendi una parola e usala in uno dei tuoi libri in tutte le occasioni. Prendi una parola a caso: gabbiano, ad esempio. Le persone cominceranno a dire di te: "Conosci Marcus Goldman? È quello che scrive di gabbiani. E poi arriverà il momento in cui quelle stesse persone, quando vedono un gabbiano, penseranno solo a te. Vedranno questi animali che stridono e penseranno: Mi domando che ne farebbe Goldman. Presto poi cominceranno ad associare la parola gabbiano a Goldman E ogni volta che vedranno un gabbiano, penseranno al tuo libro a tutti i tuoi libri. Non vedranno più i gabbiani allo stesso modo. È a questo punto che tu sai che stai scrivendo qualcosa. Le parole sono per tutti, finché proverai che tu sei in grado di appropriartene. È questo che definisce uno scrittore. Vedi, Marcus, alcuni vorrebbero che tu pensassi che un libro consiste di relazioni tra parole, ma non è vero: in realtà consiste di relazioni tra le persone."

— 14 –

"Vedi, Marcus, come vanno le cose nella nostra società, siamo costantemente costretti a scegliere tra ragione e passione. La ragione non aiuta mai nessuno e la passione è spesso distruttiva. Quindi non chiedermi di aiutarti a scegliere."
"Perché dici così?"
"Tanto per. La vita è una fregatura."
"Le finisci le tue patatine?"
"No. Prendi pure."
"Grazie, Harry."
"In realtà non sei interessato a quello che sto dicendo vero?"
"Certo che lo sono. Molto interessato. Sto ascoltando attentamente tutto ciò che dici. Numero quattordici: la vita è una fregatura."
"Per amor di Dio, Marcus, non hai capito niente. Alle volte ho l'impressione di parlare a un coglione."

— 13 –

"La cosa pericolosa dei libri, Marcus, è che alle volte non li controlli più. Quando sei pubblicato, le cose che hai scritto in modo così solitario, improvvisamente ti sfuggono di mano e diventano di dominio pubblico. È un momento di grande pericolo; devi mantenere il controllo della situazione durante tutto il processo. È un disastro se perdi il controllo del libro che hai scritto."

— 12 –

"Impara ad amare i tuoi fallimenti, Marcus, perché sono i tuoi fallimenti che fanno di te quello che sei. Sono i tuoi fallimenti che daranno senso alle tue vittorie."

— 11 –

"Colpisci questo sacco, Marcus. Colpiscilo come se ne andasse della tua vita. Devi tirare di boxe come scrivi e scrivere come tiri di boxe: dovresti dare tutto ciò che hai perché ogni incontro, come ogni libro, potrebbe essere l'ultimo."

— 10 –

"Harry, come fai a comunicare emozioni che non hai mai provato?"
"Questo è il tuo lavoro di scrittore. Scrivere significa essere in grado di provare le cose in modo molto più intenso delle altre persone e di comunicare queste emozioni. Scrivere significa consentire ai tuoi lettori di vedere cose che di solito non vedono. Se solo gli orfani scrivessero libri sugli orfani, non andremmo da nessuna parte. Significherebbe che non potresti mai scrivere su una madre, un padre, un cane, un pilota d'aeroplano, o della rivoluzione russa, a meno di non esser stato tu una madre, un padre, un cane, un pilota d'aeroplano o un testimone della rivoluzione russa. Tu sei solo Marcus Goldman. E se ogni scrittore dovesse limitarsi alle propri esperienze, la letteratura si impoverirebbe e perderebbe tutto il suo significato. Siamo liberi di scrivere di tutto ciò che ci riguarda. E nessuno ci può giudicare per questo. Siamo scrittori perché facciamo una cosa in modo diverso, una cosa che chiunque di noi sa fare: scrivere. Tutte le sfumature stanno qui."

— 9 –

"Le parole sono buone, Marcus. Ma non scrivere in modo da essere letto. Scrivi in modo da essere ascoltato."

— 8 –

"Chi osa, vince. Pensa a questo motto, Marcus, tutte le volte che ti confronti con una scelta difficile. Chi osa, vince."

— 7 –

"Difendi l'amore, Marcus. Fanne la tua più grande conquista, la tua unica ambizione. Dopo gli uomini ci saranno altri uomini. Dopo i libri, ci saranno altri libri. Dopo la gloria, ci saranno altre glorie. Dopo i soldi, ci saranno altri soldi. Ma dopo l'amore, Marcus, dopo l'amore, non c'è nient'altro che il sale delle lacrime."

— 6 –

"Vedi Marcus, le parole sono buone, ma alle volte non sono sufficienti. Arriva un momento in cui alcune persone non vogliono ascoltarti."
"Allora cosa devi fare?"
"Li afferri per il bavero e gli pianti il gomito in gola. Con forza."
"Perché?"
"Per cavargli il respiro. Quando le parole perdono il loro potere, devi essere pronto a menare le mani."
— 5 –

"Un nuovo libro, Marcus, è l'inizio di una nuova vita. È anche un atto di grande generosità: stai offrendo a chiunque lo voglia scoprire, una parte di te stesso. Alcuni lo ameranno, ad altri non piacerà. Alcuni ti adoreranno, altri ti disprezzeranno. Alcuni saranno gelosi, altri curiosi. Ma tu non stai scrivendo per loro. Tu scrivi per quelli che, durante le loro giornate, proveranno un momento prezioso grazie a Marcus Goldman. Puoi dire che non è gran che, ma in realtà non è poco. Alcuni scrittori vogliono cambiare il mondo. Ma chi può veramente cambiare il mondo?."

— 4 –

"Quando arrivi alla fine del libro, Marcus, offri al tuo lettore un piccolo colpo di scena."
"Perché"
"Perché lo devi tenere in tensione fino all'ultimo istante. È come quando giochi a carte: devi tenere qualche asso per la chiusura."

— 3 –

"La tua vita sarà punteggiata da una successione di eventi importanti. Citali nei tuoi libri, Marcus. Se il tuo libro non dovesse essere un granché, almeno avrà il merito di riportare un paio di pagine di storia."

— 2 –

"Qualche volta ti sentirai scoraggiato, Marcus. È normale. Ti ho detto che scrivere è come tirare di boxe, ma è anche un po' come correre. Ecco perché continuo a mandarti fuori a macinare chilometri: se hai la forza morale di correre a lungo sotto la pioggia, al freddo, se hai la forza di continuare fino alla fine, di mettercela tutta e di arrivare al traguardo, allora sei in grado di scrivere un libro. Non permettere alla paura o alla fatica di fermarti. Al contrario: Devi usarle entrambe per aiutarti a non mollare."

— 1 –

"L'ultimo capitolo del libro, Marcus, dovrebbe sempre essere il migliore."

— Joël Dicker, La Vérité sur l'Affaire Harry Quebert, 2012

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