Lo scrittore: una carriera di fantasia

Il desiderio di fama e autorealizzazione (o, più precisamente, di fama da raggiungersi attraverso l’autorealizzazione) è ovunque. E dato che è così, non dovrebbe sorprendere il fatto che quella dello “scrittore” sia diventata una carriera di fantasia. Senz’altro non sono l’unica scrittrice ad aver notato che, quando fa una presentazione in pubblico, la platea non è più piena di lettori. È piena di gente che si identifica con questa parola, “scrittore”. Non sono venuti perché hanno letto il mio libro, o dei libri qualunque. Sono venuti perché io sono una scrittrice e anche loro sono scrittori. Per loro, la scrittura ha ben poco a che fare con la lettura. Viene vista come un’identità, che sembra offrire l’irresistibile e moderna opportunità di fare ciò che sei.

Ne consegue, secondo me, che gli scrittori non possono più sperare di definirsi come “persone armate di forza di volontà che si ostinano a vivere la propria vita fino alla fine”. Un tempo era possibile guardare con ammirazione un singolo individuo che si esprimeva con onestà compulsiva in una serie di romanzi: osando scrivere ciò che nessun altro osava dire. Era possibile che un libro come Lamento di Portnoy, per dire, venisse accusato di minacciare il tessuto morale dell’America! Oggi internet è affollata di Roth in miniatura, di gente che vive la propria vita – e parla della propria vita con estrema franchezza: a chiunque la voglia ascoltare.

Il “Puro Egoismo” un tempo era una caratteristica vagamente mostruosa che pochi avrebbero ammesso di possedere: adesso è diventato praticamente un diritto umano.

Perché scrivere? Perché sono uno scrittore! Be’, lo puoi gridare forte quanto ti pare, forte quanto lo gridava Orwell, ma sappi che intorno a te lo sta gridando chiunque, e avete tutti lo stesso diritto di usare quella parola. Per reazione a questo assalto di massa alla Bastiglia letteraria, alcuni tentano di difendere i loro privilegi appoggiandosi vigorosamente alla parola “pubblicato”, ossia: “Ma io sono uno scrittore pubblicato!” Ma presto la distinzione sarà obsoleta, e comunque è un’argomentazione che regge poco. Molti finti scrittori sono pubblicati, e su internet esistono molti scrittori veri: la contrapposizione non durerà ancora a lungo.

— Zadie Smith, Pre­mio Gre­gor von Rez­zori
lectio magistralis, 15 giugno 2011

Hammerbrook - City can this really be true?

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