domenica 21 settembre 2014

L'opera: il completamento di un lungo lavoro su un progetto estetico

Bardèche così riassume il proprio verdetto su Madame Bovary: "Flaubert ha perso il treno per un destino da scrittore. In fondo è il giudizio di tanti ammiratori di Flaubert che chiudono dicendovi: Ah! ma se lei leggesse la sua corrispondenza, che capolavoro, che uomo appassionato ci rivela!" Anch'io rileggo spesso la corrispondenza di Flaubert, avido di sapere cosa pensava della propria arte e di quella degli altri.

Eppure la corrispondenza, per affascinante che sia, non è né capolavoro né opera. Perché l'opera non è tutto ciò che un romanziere ha scritto, lettere, taccuini, diari, articoli. L'opera, è "il completamento di un lungo lavoro su un progetto estetico."

Andrò ancora più in là: l'opera è ciò che il romanziere approverà al momento del bilancio. Perché la vita è corta, la lettura è lunga e la letteratura sta per suicidarsi attraverso una proliferazione insensata. Cominciando da se stesso, ciascun romanziere dovrebbe eliminare tutto ciò che è secondario, distillare per sé e per gli altri "la morale dell'essenziale".

Ma non ci sono solo gli autori, le centinaia, le migliaia di autori, ci sono anche i ricercatori, gli eserciti di ricercatori che, guidati da una morale opposta, accumulano tutto ciò su cui riescono ad allungare le mani per abbracciare il Tutto, fine supremo. Il tutto, cioè una montagna di minute, di paragrafi sbarrati, di capitoli scartati dall'autore ma pubblicati dai ricercatori nelle edizioni definite "critiche", sotto il nome perfido di "varianti", il che vuol dire, se le parole hanno ancora un significato, che tutto ciò che l'autore ha scritto, si intenderebbe, sarebbe ugualmente approvato da lui.

La morale dell'essenziale ha ceduto il passo alla "morale dell'archivio". (L'ideale dell'archivio: la dolce uguaglianza che regna in un'immensa fossa comune.)

— Milan Kundera, Le rideau, 2005 (traduzione mia)

Hammerbrook - City can this really be true?

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