mercoledì 3 settembre 2014

La fine non è una possibilità tra le tante: è lo scopo della storia.

Ho l’impressione che la letteratura moderna abbia accantonato la questione della storia e ne abbia dimenticato l’importanza fondamentale. Da questo punto di vista sono un aristotelico. Aristotele ha definito quattro o cinque elementi della tragedia, la musica e altri, ma ha aggiunto che “senza storia non c’è tragedia”. Se dovessi dare un consiglio prezioso per il lavoro di scrittura, parlerei proprio dell’attenzione profonda che bisogna portare al modo di costruire una storia.

Se dopo aver visto un film o letto un libro, vogliamo capire che cosa era bello e cosa no, qual era il senso del film, se vogliamo parlare, analizzare, la prima cosa da fare è vedere come è finito. La fine è lo scopo di una storia.

Parlando della tragedia, ma è una teoria che si può estendere a opere di altro tipo, Aristotele ha detto che si tratta di una creazione organica, articolata in un inizio, un centro e una fine; quindi se si vuole capirne il senso, bisogna partire dalla fine, sulla cui base si può ricostruire la struttura della storia.

A proposito di Anna Karenina, Tolstoj volle che fosse chiaro fin dall’inizio che alla fine la protagonista si sarebbe suicidata. Il romanzo comincia con l’arrivo a Mosca di Anna che, venuta a riconciliare il fratello con la moglie, incontra la madre di Vronskij, il suo futuro amante. È solo l’inizio, ma il lettore non dimentica neppure per un istante che seicento pagine dopo lei si suiciderà, e man mano che la storia procede, noi dobbiamo capire perché. Il suo gesto non è una cosa gettata lì in conclusione come una possibilità fra molte altre, ma lo scopo per cui è programmato l’intero romanzo, così come lo scopo di Edipo è di accecarsi.

La finalità e il senso della creazione, la costruzione della storia, consistono nel far capire al lettore che quella fine era necessaria e non c’era altra scelta. È una cosa molto difficile, ma è quello che contraddistingue la buona letteratura.

— Abraham B. Yehoshua, Il lettore allo specchio, 1999

Hammerbrook - City can this really be true?

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