Cosa ci insegnano le favole

L'influenza più grande sulle mie opere sono state le fiabe, cioè la tradizione orale del racconto. I Fratelli Grimm, Le mille e una notte - il tipo di storie che si leggono ad alta voce ai bambini. Si tratta di narrazioni spoglie, scarne, narrazioni in gran parte prive di dettagli, enormi quantità di informazioni vengono ancora trasmesse in un spazio molto breve, con pochissime parole.

Quel che le fiabe dimostrano, credo, è che è il lettore - o l'ascoltatore - che in realtà racconta la storia a se stesso. Il testo non è altro che un trampolino di lancio per l'immaginazione.

"C'era una volta una ragazza che viveva con la madre in una casa ai margini di un grande bosco". Tu non sai come possa essere la ragazza [e a chi possa assomigliare], non sai di che colore è la casa, non sai se la madre è alta o bassa, grassa o magra, non sai quasi nulla. Ma la mente non permetterà che queste questioni restino senza risposta; riempie nei dettagli sé stessa, crea immagini basate sulle proprie memorie ed esperienze - questo è il motivo per cui le storie risuonano così profondamente insite in noi. L'ascoltatore diventa attivamente partecipe della storia.

— Paul Auster, Conversations with Paul Auster, 2013

Hammerbrook - City can this really be true?

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