Angoscia e ilarità della forma.

In quanto io sono scrittore – o mi fingo di esserlo come l'attore finge di essere Amleto – io ho un compito che è di rapporto da una parte con quello che io chiamo forza e dall'altro con quello che dovrei dire, dovrei definire, l'abolizione del significato.

Cioè se io dico ad esempio che K 465 [di Mozart, ndr] è una musica altamente angosciosa, io la riporto nello schema del discorso psicologico. Quello che invece proprio per l'appunto, sento di non poter fare, di dover non fare è questo, cioè il K 465 mi presenta un discorso che adopera un materiale che io posso definire, in altra sede, psicologico, ma lo rovescia completamente, lo smonta totalmente.

Non accade più nulla di angoscioso e io mi trovo solo di fronte ad una angoscia della struttura, ad un'angoscia della forma che non è più assolutamente dotata di capacità di pedagogia dolorosa. Non mi può più trasmettere sofferenza. Mi trasmette quella misteriosa fascinazione, quella misteriosa ilarità [...] che è compatibile con qualunque grado di "materiale dolente" in virgolette, ch'io possa adoperare.

— Intervista radiofonica di Paolo Terni a Giorgio Manganelli, 15 luglio 1980.

Hammerbrook - City can this really be true?

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