mercoledì 23 aprile 2014

L'immaginazione è irrilevante

Avevo dieci o undici anni, credo, ed ero seduto con mia madre nella parte superiore di un autobus rosso a due piani, a Londra. Non ricordo l'argomento della conversazione, ma sicuramente avevo fatto delle libere associazioni, così come fanno i bambini, inseguendo un'idea dopo l'altra, una parola dopo l'altra. Poi mia madre mi disse: "Quanta immaginazione!". Non lo disse come un rimprovero severo, ma come un'osservazione dolce, perfino divertita. Tuttavia, capii che l'"immaginazione", anche se non era necessariamente una cosa cattiva, era comunque una cosa irrilevante: era irrilevante nel processo di diventare un adulto, di maturare, di farsi strada nel mondo e di guadagnarsi da vivere.

Dunque, il mio ricordo più significativo non è quello di un momento stimolante, rivelatore, nel quale avrei visto la strada potenziale da seguire e nel quale avrei aperto gli occhi; fu, invece, scoraggiante, perché il consiglio che ricevetti fu quello di tenere gli occhi chiusi. Ad ogni modo, credo che gli scrittori si formino in modi diversi. Alcuni raccontano di un maestro che li ha ispirati, o di uno zio gentile che li lasciava fare in biblioteca, o cose del genere. Beh, ovviamente i libri c'erano in casa mia (i miei genitori erano entrambi professori in una scuola), ma la loro presenza sembrava sempre insinuare che fossero altri, e non persone come noi, quelli che li scrivevano. Mia madre aveva pubblicato una volta una lettera su un giornale della sera, e suo padre una volta aveva pubblicato un manuale di falegnameria. La mia eredità letteraria era quella. Ma, di nuovo, questo è ciò che era normale, abituale.

Diventare uno scrittore fu un processo complesso costituito da diversi elementi. Uno di essi, ne sono abbastanza sicuro, fu una ribellione inconsapevole contro mia madre. Credi che la mia immaginazione sia sopravvalutata? Allora ti farò vedere che non lo è. Ti dimostrerò che la libera associazione dell'infanzia sbocca nelle associazioni controllate, strutturate e artistiche della narrativa. Lo vedrai e poi ammetterai che non avevi ragione.

Questi atteggiamenti ostili non furono mai articolati (eravamo molto "britannici" in questo senso), e mia madre non ammise mai che si sbagliava. Non dubito che, quando pubblicai il mio primo romanzo, lei aveva ormai dimenticato completamente l'episodio dell'autobus. Ma, in qualche modo, le sono grato per quella dissuasione.

— Julian Barnes, intervento all'Hay Festival di Cartagena 2014.

Hammerbrook - City can this really be true?

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