La banalità che innesca l'azione

La quotidianità. Non è solo noia, futilità, ripetitività, mediocrità; è anche bellezza; ad esempio il sortilegio delle atmosfere; noi tutti, per averlo qualche volta sperimentato, lo conosciamo: una musica che giunge attutita dall'appartamento vicino; il vento che fa vibrare la finestra; la voce monotona di un professore che una studentessa in pieno tormento amoroso percepisce senza ascoltarla; queste futili circostanze imprimono un marchio di inimitabile singolarità a un evento intimo che si lega così a una data e diventa indimenticabile.

Ma Flaubert si è spinto ancora più in là nell'analisi della banalità quotidiana. Sono le undici del mattino, Emma si presenta all'appuntamento nella cattedrale e senza una parola porge a Léon, il suo amante sino allora platonico, la lettera con cui gli annuncia che non vuole più vederlo. Poi si allontana, ma si inginocchia e si raccoglie in preghiera; quando si alza, una guida propone loro di visitare la chiesa. Per sabotare l'appuntamento, Emma acconsente e la coppia è costretta a sostare davanti ai quadri, davanti ai santi di pietra, ad alzare il capo verso un affresco del soffitto e ad ascoltare l'esposizione della guida, che Flaubert riproduce in tutta la sua stupidità e lunghezza.

Furibondo, ormai incapace di contenersi, Léon interrompe la visita, trascina Emma sul sagrato, chiama una carrozza, e comincia la celebre scena di cui non vediamo né sentiamo nulla se non, a tratti, una voce maschile che dall'interno della carrozza ordina al cocchiere di cambiare direzione affinché il viaggio continui e l'incontro amoroso non abbia mai fine.

Una delle più celebri scene erotiche è stata innescata da un evento del tutto banale: un inoffensivo scocciatore e la sua ostinata loquela.

— Milan Kundera, Il sipario, 2005

Hammerbrook - City can this really be true?

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