sabato 18 gennaio 2014

Il punto e virgola: lo salviamo o lo lasciamo affogare?

Il primo aprile del 2008 una notizia di agenzia, in Francia, sosteneva che Nicolas Sarkozy fosse intervenuto a difesa del declinante punto e virgola, e che avesse prescritto di usarlo nei documenti ufficiali francesi almeno tre volte per ogni pagina. Era un pesce d’aprile, ma come ha subito notato il “Guardian”, una sua pur minima plausibilità lo scherzo l’aveva: la legittima esistenza del più controverso e anche misterioso fra tutti i segni di interpunzione è argomento di una discussione ricorrente.

Alcuni pensano che il punto e virgola sia destinato a scomparire, e che in fondo è anche giusto che ciò accada. Il giorno in cui dovesse succedere veramente, quegli stessi se ne accorgeranno perché non sapranno più come comporre l’emoticon che ammicca, ;-). Tale emoticon realizza il sogno di Jean-Jacques Rousseau: la creazione di un “punto d’ironia” che avvisi il lettore che quanto sta per leggere non va interpretato alla lettera. In Italia occorrerebbe il “punto di grado zero”, da usare quelle rare volte in cui si vorrebbe autorizzare la sola e semplice e inoppugnabile interpretazione letterale di quanto si va scrivendo.

Fuori da questi usi, il punto e virgola viene visto sulla via del tramonto e la sua funzione primaria è anche poco conosciuta: sostanzialmente non si sa che farsene.

Parte di emoticon, o sostituito dal punto interrogativo (in Grecia), il punto e virgola sopravvive così, non per gli scopi per cui è nato. Forse il suo è il problema del maiale, che secondo una teoria non banale deve la cattiva stampa che lo affligge al fatto di essere l’unico animale della fattoria che, almeno sino a che è in vita, non serve a nulla.

Studiosi puntigliosi –è la parola– come Bice Mortara Garavelli e Luca Serianni segnalano tuttavia che per il punto e virgola la grammatica prevede una funzione molto precisa. La sintetizza il vocabolario Zingarelli definendo il punto e virgola come il segno grafico che “introduce un membro del periodo in posizione autonoma rispetto all’antecedente”. Per la sensibilità contemporanea è forse più comprensibile e praticabile come definizione da Kamasutra. Del resto una vera e propria funzione erotica è stata attribuita al modesto segnetto da Toto Cutugno, in una sua vecchia canzone intitolata proprio “Punto e virgola”:

“E poi mi stringi forte, forte, di più, virgola; /la gonna e il resto sale più su, punto.”
Vantaggi che non risultano facili da spiegare a gente pratica come il pur grandissimo scrittore Kurt Vonnegut, che sentenziò:

"Se vuoi davvero infastidire i tuoi genitori e non sei tanto audace da essere omosessuale, il minimo che puoi fare è darti all’arte. Ricordati di non usare mai i punti e virgola, però: sono ermafroditi travestiti, che non stanno a significare assolutamente nulla. Tutto ciò che fanno è mostrare che sei stato all’università."
E l’ancor più grande Gertrude Stein:

"Essi sono più potenti più imponenti più pretenziosi di una virgola ma essi sono una virgola lo stesso. Hanno davvero in sé profondamente in sé fondamentalmente in sé la natura di virgola."
Un brano che prende una portata fortemente ironica, considerando il fatto che la virgola medesima ne viene scrupolosamente omessa (come usuale in Gertrude Stein).

Ora si può essere persone serie, in quello speciale senso della parola “serie” che implica trattare questioni del genere alla stregua di fanfaluche. Ma alle persone tanto serie da non pensare mai al punto e virgola capita sempre di guardare troppo la luna e troppo poco il dito che gliela indica.

Se il punto e virgola si limitasse a morire, pace. Ma il fatto è che la sua obsolescenza ispira controversie. Non sono passati molti anni da quando Lynne Truss vide diventare un bestseller internazionale il suo libro dedicato alla “tolleranza zero in materia di punteggiatura” (Eats, Shoots & Leaves, 2003): un libro che ovviamente contiene un’appassionata difesa del punto e virgola.

Ci dev’essere quindi sotto qualcosa. I periodi si accorciano, le subordinate non vengono “incassate” più tanto spesso, a causa dell’aumentata velocità di scrittura (e di lettura). Le funzioni del punto e virgola risultano, di conseguenza, meno richieste. Inoltre il punto e virgola non ha un “colore” ben definito, e quindi —proprio come il maiale nella fattoria— risulta inutile a fini espressivi, e alla fine addirittura irritante. La prosa corrente contemporanea, che sparge punti fissi per far sobbalzare il lettore come su una macchina frizionata, usa le virgole al posto dei due punti e viceversa, non sa come “tagliare” il punto e virgola in modo che prenda un effetto accattivante.

Un segno di dosaggio ha vita difficile, in un mondo che straborda.

— Stefano Bartezzaghi, Non se ne può più, 2012

Hammerbrook - City can this really be true?

1 commento:

mario signorelli ha detto...

Lo dobbiamo salvare. Una minoranza alla quale mi onoro di appartenere lo usa e lo legge con piacere. Solo gl'illetterati (e mi sorprende Gertrude Stein, ma forse è uno dei motivi per cui non è veramente "grande") possono ingnorarlo o pensare che non serva.
Mario Signorelli

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