Così si ama un libro

Il minimo segno di rispetto che si debba al libro è di avere le mani pulite, quando lo si apre, e di fare attenzione che sia pulito anche il luogo in cui lo si vuole porre.

Chi prende in mano un libro e vede che si squinterna, e precisamente in quel punto di contatto tra due quinterni ove si sia rotto il dorso, magari in maniera tale che se ne sia lacerata la copertura – costui capisce subito: chi ha fatto questo non ama il libro. Amerà magari il contenuto del libro, ma non quell'oggetto singolare, in cui materia e spirito si uniscono in maniera così meravigliosa. Un libro può essere utilizzato per anni, e la sua legatura tuttavia non rompersi, così che le pagine si possono sfogliare comodamente, ma nella struttura che le lega costituiscono una salda unità.

Inoltre non bisogna spianare le pagine con l'unghia o col taglio della mano, altrimenti si formerebbe una piega. In questo modo si rovinerebbe immediatamente il margine. La pagina perderebbe poi la propria elasticità e la capacità di stendersi con eleganza. Le accadrebbe come alla sua sorella nel regno della natura, la foglia della pianta, quando viene piegata e in questo modo le si toglie la felice flessibilità che è la propria.

A meno che non sia veramente necessario – sia per scopi scientifici che per altri seri motivi —, non si deve nemmeno scrivere sulle pagine di un libro. Per questo ci sono pagine apposite.

Il libro parla e, se esso è buono, ciò che dice è il frutto di riflessione e di lungo lavoro; perciò non bisogna opporgli senz'altro le proprie personali osservazioni. Infatti il libro non può in alcun modo difendersi, quando improvvisamente, per una qualche ispirazione o impulso estemporanei, si scrive un'osservazione sul suo margine. Ciò non produce, forse, già esteriormente, la stessa impressione che farebbe un urlo che interrompa un discorso ben ordinato? E, se le si rilegge in seguito, tali osservazioni in margine non fanno per lo più un effetto penoso? Non si pensa forse: come ho potuto scrivere qualcosa di così sconsiderato, o pedante, o presuntuoso; e non lo si cancella forse dalla pagina?

— Romano Guardini, Lob des Buches, 1985

Hammerbrook - City can this really be true?
      

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