domenica 29 settembre 2013

Scrivere in un'unica stesura

Gli scrittori che si affidano a un’unica stesura sono la minoranza, ma tra le loro fila spiccano personalità di tutto rispetto. Quando Kurt Vonnegut ha terminato la prima stesura, il libro è finito e pronto per essere stampato. Quando Susan Sontag completa una pagina (almeno nelle opere di narrativa), passa alla pagina successiva, e il giorno dopo alla successiva: scrivo, dice, allo stesso modo in cui si vive.

John Updike, da giovane, ha confessato: "Non cambio molto, non sono mai stato uno che pianifica, che toglie interi paragrafi o butta sangue. Se una cosa funziona, funziona, e se non funziona, mi fermo e la tolgo".

Cynthia Ozick scrive in un'unica stesura. Quando completa una frase, passa a quella successiva, e poi alla successiva, e alla successiva, e non guarda più indietro.

"Non faccio revisioni", dice Shelby Foote, fedelissimo della stesura unica. "Fare revisioni è straziante."

"Revisionare un libro intero è troppo noioso," dice Anthony Burgess.

Pare che Thomas Mann scrivesse una o due pagine al giorno in un'unica stesura, anche se c'è un passaggio nei suoi diari in cui traccia uno schema per fare revisioni cruciali ne La montagna incantata.

Unica stesura non significa per forza scrittura trascurata e neppure scrittura di getto. Tutt'altro. Flaubert passava giornate intere su un paragrafo e molte ore su una frase. La perfezione di Madame Bovary l’ha ottenuta praticamente in una stesura unica.

Per ovvie ragioni, chi scrive in un’unica stesura procede con estrema lentezza, e non lascia nulla al caso. C'è però un'eccezione. Per Jack Kerouac, campione della stesura unica, la velocità era essenziale.

Jack Kerouac ha trasformato il proprio rifiuto di revisionare in una sorta di principio super-romantico. Per quanto sia ormai assodato che Kerouac abbia rivisto On the Road, lui affermava di considerare "immorali" le revisioni— una specie di cosa disonesta, un insulto al karma. « Scegliendo di non revisionare ciò che hai scritto, » diceva, « mostri al lettore il reale funzionamento della tua mente durante l'atto della scrittura: Confessi i tuoi pensieri sulle cose della vita nel tuo modo personale e immodificabile... » Per provare che non si sarebbe mai piegato alle revisioni, lui batteva a macchina gran parte del suo lavoro, alla massima velocità consentita dalle sue dita, su lunghi rotoli di Teletype che praticamente costituivano un’unica, infinita pagina.

La corsa pazza di Kerouac lungo l'interminabile rotolo di carta non è il modo in cui lavora la maggior parte degli adepti della stesura unica. Molti revisionano strada facendo, e revisionano molto. Ci sono quelli che intasano il cestino della carta straccia con parecchi multipli delle ventisei pagine abortite.

Chi scrive in un’unica stesura, arrancando sulla strada della perfezione, può completare una o due pagine al giorno. Tre se esagera. Magari questo non è il vostro ritmo. Come ha detto John Irving, che pratica più stesure, "Scrivo molto veloce; riscrivo molto lentamente. Per scrivere la seconda stesura di un libro ci metto quasi lo stesso tempo che per la prima.

Alcune parti di qualsiasi lavoro possono venire più facili di altre. Su certe pagine veleggi in scioltezza e non devi più toccarle. Ma una prima stesura veloce richiede sempre una revisione più lunga. Avrà molti pregi, ma difficile che abbia una struttura a tutto tondo e un buon livello di rifinitura.

Meglio pianificare una seconda stesura.

— Stephen Koch, The Modern Liberay Writer's Workshop, 2003

Questo è il secondo di una serie di post dedicati allo stesso tema. Il primo è "Cos'è una stesura?".

Hammerbrook - City can this really be true?

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