sabato 6 luglio 2013

Paganini non ripete

      Quando Paganini, dopo un ultimo interminabile acrobatico geroglifico di suoni rapidissimi, ebbe terminata la sonata, nel salone del regal palazzo di Lucca scoppiò un applauso da far tremare i candelabri gocciolanti di cera e iridescenti di cristalli di rocca, che pendevano dal soffitto. Il prodigioso esecutore aveva entusiasmato, come sempre, l’uditorio.
      Calmatosi il fragor dei consensi e mentre cominciavano a circolare i rinfreschi e d’ogni intorno si levava un cicaleccio ammirativo, la marchesa Zanoni, seduta in prima fila e tutta grondante di merletti veneziani intorno alla parrucca giallastra, disse con la voce cavernosa e fissando il concertista con un sorriso che voleva essere seducente tra le mille rughe della sua vecchia pelle:
      – Bis!
      Inguainato nella marsina, con le ciocche dei capelli sugli occhi, Paganini s’inchinò galantemente, sorrise alla vecchia gentildonna e mormorò a fior di labbra:
      – Mi dispiace, marchesa, di non poterla contentare. Ella forse ignora che io, per difendermi dalle richieste di bis che non finirebbero mai, ho una massima dalla quale non ho mai derogato né mai derogherò: Paganini non ripete.
      La vecchia signora non lo udì. Con un entusiasmo quasi incomprensibile in lei ch’era sorda come una campana, continuava a batter le mani e a gridare, con le corde del collo tese come una tartaruga:
      – Bis! Bis!
      Paganini sorrise compiaciuto di tanto entusiasmo ma non si lasciò commuovere. Fe’ cenno alla vecchia dama di non insistere e ripeté con cortese fermezza:
      – Paganini non ripete.
      – Come? – fece la vecchia che, naturalmente, non aveva sentito.
      – Paganini – ripeté il grande violinista, a voce più alta, – non ripete.
      La vecchia sorda non aveva ancora capito. Credé che il musicista avesse consentito e si dispose ad ascoltare nuovamente la sonata. Ma vedendo che il celebre virtuoso s’accingeva a riporre lo strumento nella custodia, esclamò afflitta:
      – Come? E il bis?
      – Le ho già detto, signora, – fece Paganini – Paganini non ripete.
      – Non ho capito – disse la vecchia.
      – Paganini non ripete – strillò Paganini.
      – Scusi, – fece la vecchia – con questo brusio non si arriva ad afferrar le parole. Parli un po’ più forte.
      Il violinista fece portavoce delle mani attorno alla bocca e le urlò quasi all’orecchio:
      – Paganini non ripete!
      La vecchia scosse il capo.
      – Non ho capito le ultime parole – gridò, come se sordo fosse l’altro.
      – Non ripete, non ripete, Paganini non ripete! – strillò il virtuoso.
      La vecchia fece una faccia allarmata.
      – Si vuol far prete? – domandò.
      – Ma no – urlò Paganini sgomento. – Paganini non ripete.
      – Ha sete? – fece la vecchia.
      E volta ai domestici in livrea, che circolavano coi vassoi:
      – Un rinfresco al nostro glorioso violinista.
      – Ma che sete! – esclamò questi. – Che rinfresco!
      – Via, via, il bis ora – insisté la vecchia, convinta che il concertista stesse per contentarla. Ma questi di nuovo s’inchinò con perfetta galanteria e:
      – Le ripeto – disse – che Paganini non ripete.
      – Quel pezzo ultimo – continuava la sorda.
      – Paganini non ripete! – urlò il violinista proteso sull’orecchio di lei, facendo svolazzare i merletti veneziani che le pendevano dalla gialla parrucca. – Quante volte glielo debbo ripetere?
      – Una volta, – fece la vecchia che era riuscita ad afferrare l’ultima frase e credé che Paganini le domandasse quante volte doveva ripetere la sonata – una sola volta mi basta.
      – Ma Paganini non ripete – ripeté Paganini.
      – Va bene, va bene –, replicò la vecchia, che questa volta aveva capito e credé che Paganini non volesse ripetere la frase detta – non occorre che me lo ripeta, ho capito benissimo; mi basta che faccia il bis.
      – Paganini – strillò Paganini con quanto fiato aveva in gola – non ripete, non ripete, non ripete!
      La vecchia fe’ cenno di non aver capito. Paganini si vide perduto. Si volse al gruppo degli altri invitati che si erano affollati intorno a loro attratti dalla scena e disse in tono disperato:
      – Fatemi il favore, diteglielo voi. Non ha ancora capito che non ripeto. Gliel’ho ripetuto venti volte, glielo sto ripetendo: non ripeto! Quante volte glielo debbo ripetere?

— Achille Campanile (Gli asparagi e l'immortalità dell'anima, 1974)

Hammerbrook - City can this really be true?

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