giovedì 20 giugno 2013

Senza il tutto che ne sarebbe della parte?

La pratica seguita da questo blog di estrapolare testi, pur con il nobilissimo obiettivo di offrire a scriventi e scrittori spunti e stimoli per meglio scrivere, è, ammettiamolo, discutibile. Proprio l'estensore del blog, che dovrebbe valorizzare e tutelare la sacralità del testo, diventa suo carnefice: scanna le carcasse testuali per farne bocconi (spesso bocconcini) di un ambiguo e loschissimo "cibo per la mente".

Come si può giustificare l'autore del blog, se non additando altri colpevoli? Lo fanno gli "autori" delle raccolte di aforismi, tanto diffuse e apprezzate. Lo fanno da sempre i curatori delle nostre amate antologie letterarie del liceo. E pazienza se lo fanno i rigattieri che staccano le stampe dai libri antichi per farne quadretti da appendere in corridoio. Come si dice tra noi gente evoluta, poiché il delitto è ascrivibile all'intera società, il reato non sussiste.

Ma dopotutto, perché affannarci tanto? C'è sempre la buona scrittura che ci risolve i problemi. Ecco un passo di Diego De Silva, tratto dalla novella "Incontrarsi" (Einaudi, 2012), che ci ricorda quali sono le relazioni tra la parte e il tutto in un testo letterario.

"Nicola è un lettore forte, ma non ha mai letto un libro dall'inizio alla fine. È perché non crede alla compattezza delle storie. Che un racconto resti coerente per duecentocinquanta, trecento pagine, gli sembra una forzatura. In un romanzo cerca gli sconfinamenti, le irregolarità. Il colpo di testa che prende lo scrittore quando vede passare una cosa e la segue, lasciando la rotta giusto il tempo di affacciarsi e rinunciare, tornando alla lettura con la coda tra le gambe.

Sono queste infrazioni che gli parlano. È per loro che si riempie la casa di libri. Ne avesse il coraggio, strapperebbe tre quarti delle pagine di quasi tutti quelli che possiede, per ritrovarsi una biblioteca di testi martoriati.

Non che l'idea esteticamente gli dispiaccia. Se non lo fa è perché sa benissimo che senza quelle che non legge, le parti che considera preziose perderebbero valore. Le cose importanti non si possono isolare, né unire. Prese una per volta, s'immiseriscono. Selezionate e raccolte, non compongono un'opera."
— Diego De Silva



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