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mercoledì 17 dicembre 2014

Consacra il tuo tempo alla musa, che è anche la migliore zoccola

Ora parliamo di voi. Vi lamentate che il culo delle donne è "monotono". C'è un rimedio molto semplice: non servirsene. "Gli avvenimenti non variano". Questo è un lamento realista, e d'altronde, che ne sapete? Bisogna guardarli più da vicino. Avete mai creduto all'esistenza delle cose? Tutto non è forse illusione? Di vero non ci sono che i "rapporti", vale a dire il modo in cui percepiamo gli oggetti. "I vizi sono meschini": ma tutto è meschino! "Non ci sono abbastanza costruzioni diverse di frasi". Cercate e troverete.

Insomma, mio caro amico, mi sembrate piuttosto amareggiato, e il vostro sconforto mi rattrista, perché potreste impiegare più gradevolmente il vostro tempo. Dovete, capite, giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di essere un po' fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio! Troppo esercizio! Sissignore! L'uomo civilizzato non ha tanto bisogno di locomozione quanto lo pretendono lor signori i medici. Siete nato per fare dei versi, fatene! "Tutto il resto è vano", a cominciare dai vostri piaceri e dalla vostra salute; ficcatevelo nella capoccia. D'altronde alla vostra salute farà bene seguire la vostra vocazione. Questa osservazione è frutto di una filosofia, o meglio, di un'igiene, profonda.

Vivete in un inferno di merda, lo so, e vi compatisco dal profondo del cuore. Ma dalle cinque di sera alle dieci del mattino tutto il vostro tempo può essere consacrato alla musa, che è anche la migliore zoccola. Suvvia, mio caro giovanotto, rialzate il capo! A cosa serve rimuginare la propria tristezza? Bisogna porsi faccia a faccia con se stessi da uomini forti; è il mezzo per diventarlo.

Un po' di orgoglio, diamine! Il "ragazzo" aveva più fegato. Ciò che vi manca sono i "principi". Si ha un bel dire, ce ne vogliono. Resta da sapere quali. Per un artista ce n'è uno solo: sacrificare tutto all'Arte. La vita deve essere considerata da lui come un mezzo, niente di più, e la prima persona di cui deve fregarsene è se stesso.
[...]
Riassumo, mio caro Guy: state in guardia dalla tristezza. È un vizio, si trae piacere dall'essere sconfortati, e quando lo sconforto è passato restiamo inebetiti, perché abbiamo consumato forze preziose. Allora abbiamo dei rimpianti, ma è troppo tardi. Credete nell'esperienza di uno sceicco al quale nessuna stravaganza è estranea.
Vi abbraccio teneramente,
Il vostro vecchio

— Gustave Flaubert, lettera a Guy de Maupassant, 15 agosto 1878

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