domenica 25 giugno 2017

Vivere di aneddotica letteraria


Il bello dell'aneddotica letteraria è che è sterminata, ci potremmo campare per anni, di meno bello è che tende a farti restare a quel livello lì, al "forse non tutti sanno che...".

— Edoardo Albinati, Oro colato. Otto lezioni sulla materia della scrittura, 2014

domenica 23 aprile 2017

Lo scrittore e i social media: un rapporto pericoloso


Il discorso pubblico è peggiorato notevolmente con l'avvento dei social media: è una coincidenza, non una correlazione, ma mi fa pensare che evidentemente ci sia qualcosa che non va nel dibattito online. Starne fuori per me è un privilegio, non una reazione. Continuo a discuterne con amici scrittori convinti che i social siano una piattaforma fondamentale per dare voce a chi non ce l'ha, per farsi sentire... Io credo che sia vero se devi vendere un fantastico detergente ma non se scrivi romanzi. Scrivere è una professione silenziosa dotata di una struttura che prende corpo sulla pagina, non in un'interazione sociale non-stop. Tutto questo ha molto a che fare con la personalità dei grandi scrittori incompatibile con l'autopromozione. Un grande self-promoter come Norman Mailer era infatti uno scrittore mediocre. Quando sei troppo preso a stare nel mondo è difficile impegnarsi nella scrittura di un romanzo. In questo senso, l'ecosistema dei new media premia gli scarsi.

I romanzi muoiono quando diventano contenitori delle opinioni dello scrittore. Per questo sono allergico al concetto di romanzo politico, che vuol dire fare propaganda a chi la pensa come te. Io scrivo romanzi che possono essere letti da tutti, che non innescano un'identificazione di categoria nel lettore. La politica è stupida, la verità è molto più complicata. Posso avere opinioni forti, certo, ma non credo nella verità assoluta delle mie opinioni. Uno dei compiti dello scrittore è interrogare le proprie idee, metterle in discussione, sperando di avvicinarsi il più possibile alla verità.

— Jonathan Franzen, int. di Serena Danna su La Lettura, 9 aprile 2017

giovedì 9 marzo 2017

Un super consiglio: metti in discussione i generi

Watchmen è uscito quando andavo al liceo, perché sono super vecchio. L'operazione compiuta da Alan Moore in questa graphic novel è stata di attaccare brutalmente le convenzioni alla base delle storie di supereroi. E la cosa incredibile è stata che invece di demolire il mito dei supereroi, si è ritrovato a scrivere la più bella storia di supereroi che è mai stata scritta.

Per me è stata una grande lezione: quando metti in discussione le fondamenta di un genere, il genere ne esce più forte, non più debole.

— Lev Grossman, intervistato da Vulture, 6 agosto 2014

domenica 28 agosto 2016

Scrivere è trascrivere

L'attrice vive una situazione attraverso il tempo della rappresentazione e nella sua geografia. Ho sempre pensato che scrivere fosse la stessa cosa. È come se mi muovessi nel territorio della rappresentazione come una performer, ma in questo caso sto trascrivendo. Dico letteralmente, considero la mia scrittura una trascrizione – una trascrizione di ciò che vedo, penso, sento, vivo. 
Sono sempre stata una sostenitrice della scrittura semplice. Odio la scrittura piena di metafore, complicata, lirica.
— Chris Kraus, Intervistata da The Believer,  Autunno 2015


domenica 7 agosto 2016

La sofferenza dello scrittore

Avevo deciso di non soffrire troppo nello scrivere il mio romanzo. Ragionando da operaio, ritenevo che scrivere dovesse essere una sorta di ricreazione. Attorno a me non si faceva che evocare la sofferenza dello scrittore, ma io non ero convinto. Alla radio, durante una trasmissione sulla letteratura, un noto scrittore sosteneva che non si può scrivere se non si è sofferto. Un altro affermava che lo stesso processo di scrittura esigeva la propria quota di sofferenza. Quel giorno non facevano che parlare di sofferenza.

Avevo l'impressione che conoscevano molto più la parola che la realtà che questa parola indicava. Era un campo in cui avevo conquistato i miei titoli di nobiltà. Ero appena fuggito da una dittatura delirante per ritrovarmi operaio in un'America del Nord in cui il Nero è ancora un cittadino di seconda scelta. Un po' più in alto l'aria è respirabile, ma non nei bassifondi della classe operaia dove le mattine sono tutte grigie e il cielo è basso. A partire da questa vita quotidiana difficile volevo creare un universo spumeggiante come una coppa di champagne. A quei tempi ero affascinato dalla grazia che emanava uno scrittore come Francis Scott Fitzgerald – era in grado di restare se stesso nelle situazioni più intollerabili. Dava l'impressione di aver deciso, un bel giorno, di essere il personaggio di un romanzo.

Ed era proprio quello che volevo diventare.

— Dany Laferrière, Journal d'un écrivain en pyjama, 2013

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